Basta farsi un giro sulle piste la prima domenica di sole per scoprire che lo sci moderno assomiglia più a un carnevale ad alta quota che a un nobile rituale sportivo. E non è un caso: oggi chi si presenta in montagna senza maschera da sci da supereroe, casco aerodinamico stile pilota di jet e occhiali da snowboard con lenti arcobaleno sembra un turista capitato lì per sbaglio. Benvenuti nell’era dello snow-style, dove l’importante non è sciare bene ma sembrare pericolosamente professionali.
Partiamo dalle maschere. Una volta servivano solo a proteggere il volto da vento e freddo. Oggi sono diventate un’arma di distrazione di massa. Maschere a specchio, maschere color pastello, maschere così grandi che potresti usarle come parabola satellitare. Alcuni sciatori sembrano usciti direttamente da un film di fantascienza, pronti a lanciarsi in orbita invece che su una pista rossa. La cosa più divertente? La metà di loro prende lo skilift con la stessa eleganza di un fenicottero ubriaco. Ma non importa: la maschera riflettente li fa sentire invincibili, come se dietro quella visiera fossero nascosti segreti sciistici millenari. Spoiler: quasi mai è così.
Poi c’è il capitolo caschi. Se negli anni ’90 portarlo era considerato esagerato, oggi è diventato quasi un accessorio fashion. Ce ne sono di tutti i tipi: opachi, lucidi, con orecchie da animale, con visiera integrata, con altoparlanti incorporati. C’è il modello minimal per chi vuole fingere di essere un atleta olimpico e quello ipertecnologico per chi teme che una semplice caduta possa trasformarsi in un incontro ravvicinato con forme di vita extraterrestri. C’è persino il casco che ti misura la performance, la frequenza cardiaca, i chilometri percorsi e forse anche quante volte ti sei lamentato del prezzo dello skipass. Eppure, nonostante tutta questa tecnologia, si vedono ancora sciatori che imboccano la pista sbagliata, che frenano a spazzaneve su ghiaccio vivo o che si schiantano contro l’entrata del rifugio. Il casco sarà pure smart, ma non fa miracoli.
E come dimenticare gli occhiali da sci e snowboard? Sono ormai l’equivalente invernale degli occhiali da sole da influencer: più sono appariscenti, più garantiscono status. Le lenti colorate cambiano tonalità in base alla luce, alcune sembrano fatte per vedere attraverso le tempeste di Marte, altre fanno sembrare le persone dei cyborg in vacanza. Alcuni snowboarder sfoggiano occhiali così grandi che coprono mezza faccia, lasciando solo la vaga sensazione che sotto, da qualche parte, ci sia effettivamente un essere umano. Ci sono quelli che indossano occhiali da snowboard anche al bar, dentro al rifugio, nel bagno, come se toglierli significasse perdere la loro preziosa identità. Se potessero, li terrebbero anche sotto la doccia.
Ma parliamo del comportamento sulle piste, perché la vera comicità nasce quando tutta questa attrezzatura futuristica si scontra con la realtà. Ci sono gli sciatori che si credono i nuovi dominatori delle Alpi: arrivano in cima, si guardano allo specchio della propria maschera e si convincono di essere pronti per una discesa epica. Due curve dopo sono lì, piantati nella neve, cercando di capire come rialzarsi mentre i bambini della scuola sci li sorpassano facendo ondeggiamenti perfetti. Da lontano brillano come palle di Natale ipertecnologiche, ma da vicino sembrano più figure artistiche del pattinaggio… solo molto meno volontarie.
Gli snowboarder, dal canto loro, incarnano sempre quel mix di relax e caos controllato. Molti di loro hanno occhiali talmente grossi che potrebbero tranquillamente guidare un’astronave invece di scendere una pista rossa. Li riconosci perché ogni tanto si siedono a metà discesa, come se stessero riflettendo sulle grandi domande dell’esistenza. In realtà stanno solo cercando di allacciare gli attacchi o di riprendere fiato dopo un frontale con un cumulo di neve. Ma il bello è che lo fanno con stile, sempre, perché lo snowboard non è solo uno sport: è un atteggiamento. Anche quando cadono, sembrano farlo apposta per girare un video virale.
E poi ci sono i principianti, che indossano la stessa quantità di attrezzatura hi-tech degli esperti ma si muovono come pinguini spaesati. Maschera super specchiata? Ce l’hanno. Casco di ultima generazione? Presente. Occhiali da snowboard che costano più dell’attrezzatura a noleggio? Assolutamente sì. Il problema è che l’equipaggiamento non è proporzionale al controllo delle gambe. Li vedi scendere lenti, rigidissimi, con l’espressione di qualcuno che ha seri dubbi sull’intero concetto di sport invernali. Ma almeno saranno fotogenici quando posteranno la foto sui social: “Prima volta sulla neve!”. E nessuno potrà mai dire che non erano attrezzati.
La verità è che gli sport sulla neve sono diventati una passerella ad alta quota, un teatro di contrasti tra aspiranti professionisti, eterni dilettanti e veri appassionati. E va bene così. Perché, alla fine, tra cadute spettacolari, occhiali giganti e caschi ipertecnologici, ciò che conta davvero non è l’eleganza della discesa ma il divertimento. Anzi, forse proprio l’insieme di goffaggini, esagerazioni e look improbabili rende la montagna un luogo irresistibilmente umano.
Quindi la prossima volta che salite su una pista, godetevi lo spettacolo: un miscuglio di moda, bravura, goffaggine e coraggio. E ricordate: non importa quanto costi la vostra attrezzatura o quanto sia futuristica la vostra maschera. Nel regno della neve, siamo tutti un po’ ridicoli (sicuramente chi scrive questo articolo). E forse è proprio questo il bello.
